”(…) the critique of capsule architecture means a critique of urban autism. But let me point to a complementary risk. All the talk of nets and fabrics tends to neutralize existential space, and I think that is as dangerous as capsule individualism. Net thinking includes only dots and…
Hotel Democracy, Thomas Hirschorn, 2003
L’artista ci propone una riflessione sulla democrazia. Attraverso 44 camere d’albergo analizza il tema e lo presenta sotto diversi punti di vista utilizzando materiale di scarto.
Batiment à le Centquatre - Leandro Erlich
Grazie ad un enorme specchio sospeso e inclinato, il visitatore può vedersi appeso alla finestra del quarto piano di un edificio; un’installzione che cambia soggetto e contenuto continuamente, sfidando la forza di gravità e la percezione stessa della comune realtà urbana.
(via crimedici)
JEFF WALL
Jeff Wall (Vancouver, 29 settembre 1946) è un fotografo canadese.
Studiò dapprima la storia dell’arte ma presto iniziò a lavorare nel campo artistico. Solitamente presenta fotografie di grande formato retroilluminate con enormi lightbox. Wall si definisce “un pittore della vita moderna” e spesso basa il contenuto e la forma delle sue immagini sul realismo del XIX secolo o sui dipinti diEdouard Manet.
Wall si prepara con largo anticipo per scattare una fotografia: tutte le scene sono interpretate da attori, rappresentate in grandi set, riprese fotograficamente, e qualche volta assemblate o postprodotte digitalmente. Ad un primo impatto le immagini di Wall sono prive di impatto spettacolare ma comunicano la loro complessa struttura solo dopo una lunga osservazione. Wall mostra i simboli della vita moderna, include le forme del paesaggio urbano come imposizione dell’agire sociale. Gli attori messi in scena da Wall si confondono con gli attori della vita, creando una visione surreale del mondo che rende fragili le certezze dell’agire umano nel nostro tempo.
Mostra di Jeff Wall, White Cube, Londra (http://whitecube.com/exhibitions/jeff_wall_1/)
ANDREAS GURSKY
Gursky nasce nell’Est, a Lipsia, nel 1955, figlio di un fotoreporter. Nel dopoguerra forma il gruppo della Subjektive Fotografie, Klaus Honnef descrive questo periodo come anni nei quali i fotografi puntano l’apparecchio su “qualunque cosa si muova” e la divisione del paese genera attitudini diverse: “In Germania Ovest la fotografia diventa un mezzo più direttamente influenzato dall’arte, mentre a Est continua ad aderire alla tradizione della fotografia socialista”.
Alla luce delle prime esperienze del giovane Gursky, potrebbe non essere azzardato leggere le sue foto dei luoghi di produzione contemporanei come commento sociale, e le immagini delle roccaforti bancarie, delle Borse, del Bundestag, dei siti industriali hi-tech e degli hotel con tanto di design griffato, come strumenti di denuncia di un’oppressione tecnocratica e consumistica. Le grandi dimensioni dei suoi lavori sono determinate da precise ragioni compositive, per dar modo allo spettatore di entrare nell’immagine come fosse un ambiente e leggerne tutti i dettagli. Un altro grande protagonista della fotografia contemporanea, Jeff Wall, ci ha abituati a fare altrettanto, ma il confronto tra i due autori non può che evidenziarne le differenze: le composizioni minuziose di Wall3 sono basate su determinati dipinti, mentre le grandi panoramiche di Gursky ricostruiscono il discorso pittorico dall’interno; se il primo presenta l’immagine come frammento di un qualcosa di più grande, individuando nel frammento stesso la radice della propria ricerca, Gursky riporta in una sola immagine tutta la realtà possibile.
Gursky non crede alla realtà oggettiva, né si fida delle apparenze: per lui la fotografia, anche se manipolata secondo i propri fini, è l’unica ipotesi di realtà. La fotogenicità a cui punta è l’esatto contrario dell’autenticità o della pretesa di verità oggettiva della fotografia documentaria. La saturazione dei colori, l’eliminazione dell’anedottica e di ogni condizione atmosferica, la ricomposizione digitale di alcune scene, provocano un appiattimento dei piani, pur mantenendo un punto di vista singolo. È così che nasce l’effetto Gursky, un effetto di disturbo causato dal trovarsi inconsapevolmente sul margine di un cortocircuito focale, di uno spiazzamento. Con Andreas Gursky l’apparenza esterna del mondo e la sua riproduzione non coincidono.
Time Lapse Images of Earth at Night Taken From the International Space Station
This is amazing.
(Source: britneysunicorn, via susannatuttapanna)
DIG, Daniel Arsham e Snarkitecture, Storefront for Art and Architecture, NY, 2011
Gli artisti hanno riempito la galleria (progettata da Steven Holl) con una schiuma, poi armati di martello e picchetto hanno ricavato tunnel e caverne. All’interno la visita procede come un’escursione.
Inersion, Dan Havel e Dean Ruck, Huston
La casa era da demolire, ma questi due artisti hanno pensato di trasformarla in qualcosa di decisamente diverso, un progetto che fa fermare i passanti e i vicini, incuriositi da questo tunnel insolito.